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Le
tre inquisizioni
Nella
storia si sono succedute tre inquisizioni.
La prima contro i Catari, istituita da papa Gregorio IX (papa dal
1227 al '41) per combattere l'eresia di questa popolazione. Tra
i protagonisti Bernardo Gui che ricorderete con ogni probabilità
ne "Il nome della rosa" (non credo sia un caso
che Umberto Eco, l'autore del libro, possegga un monastero
proprio a Monte Cerignone).
Segue l'inquisizione spagnola istituita nel 1478 da Sisto IV su
richiesta di Isabella la cattolica. Dipendeva dalla corona di Spagna
e suo principale protagonista fu il terribile monaco domenicano
Tomas de Torquemada che si impegnò affinché
venissero espulsi dalla Spagna tutti i musulmani e gli ebrei ivi
residenti.
Infine l'inquisizione romana simile a quella spagnola organizzata
da Paolo III nel 1542 per combattere luterani e calvinisti.
L'inquisizione si occupò oltre che di eresie anche di caccia
alle streghe accusate di far patti con il diavolo.

Rappresentazione di un processo inquisitoriale
Il
tribunale feretrano
Monte
Cerignone fu sede per un breve periodo di tempo, durante gli anni
bui del Medio Evo, proprio di uno dei più famigerati tribunali
dell'Inquisizione.
Nonostante la sua breve permanenza, prima che fosse trasferito nella
vicina San Leo, furono molteplici i processi svolti, gli interrogatori
e le condanne inflitte dagli inquisitori durante quei cupi giorni,
al punto che ancora oggi alcune leggende narrano storie di streghe,
concubinaggio, eresie e riti demoniaci, puniti duramente con drastiche
pene, torture esemplari fino a giungere, per coloro che perseveravano
nelle loro azioni in contrasto con i dogmi e le regole ecclesiastiche,
alla punizione estrema che era il rogo.

Un eretico condannato al rogo
In tanti vennero bruciati vivi nelle piazze del paese su pire ardenti.
I processi erano molto semplici: gli accusati venivano interrogati
nel Monastero da una commissione composta da Inquisitore, Notaio
e due Esperti di diritto.
L'Inquisitore sedeva su un alto seggìo e spesso scendeva
e si avvicinava all'accusato alternando frasi in latino ed in volgare.
L'argomento veniva preso alla larga, prima si parlava della vita,
del lavoro, della famiglia, poi si arrivava al tema dell'accusa.
La tecnica psicologica era piuttosto raffinata: si cercava di far
cadere in contraddizione l'interrogato e di spingerlo
alla confessione rapidamente.
Un Difensore d'Ufficio che era di solito un avvocato laico assisteva
l'imputato.
Spesso l'Inquisitore era così esperto da vantarsi di saper
riconoscere un eretico anche solo dall'abbigliamento, dalla postura
e dallo sguardo.
I condannati indossavano cappelli a punta cosiddetti "cappelli
da asino" per sottolineare la loro colpa.
Per i più ostinati però si ricorreva al carcere duro
o alla tortura.

I cappelli da asino fatti indossare agli imputati
Le
torture
Gli strumenti utilizzati erano una sorta di congegni diabolici concepiti
per arrecare il massimo della sofferenza all'imputato costringendolo
a dichiararsi colpevole.
Molti di essi erano invenzioni civili come ad esempio il "cavalletto"
per tirare gli arti, oppure
la "pera" marchingengno che si infilava in bocca
o nel retto e veniva allargato al loro interno tramite una vite
manovrata dal di fuori.

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La pera |
Il
cavalletto per allungare gli arti |
Altri
arnesi utilizzati erano la "sedia inquisitoriale"
munita di spuntoni per la schiena e per le braccia; oppure "l'imbuto
per annegamento" con cui venivano fatti trangugiare litri
e litri d'acqua fino a provocare una sensazione di soffocamento.

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La sedia inquisitoriale |
L'imbuto
per annegamento |
Vanno
annoverati anche lo "schiaccia-pollici" e lo "schiaccia-seni",
arnesi questi che suppongo non necessitino di spiegazione;

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Lo schiacciapollici |
Lo
schiacciaseni |
| il
"pendolo umano" che reggeva appesi gli imputati
con le mani legate dietro alla schiena, questi, sollevati ad
una determinata altezza, venivano poi lasciati cadere e quindi
bloccati improvvisamente con conseguenti lesioni muscolari e
fratture agli arti superiori; |
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da
ultimo la "Vergine di Norimberga", micidiale
sarcofago di ferro munito di irti spuntoni, dentro cui si rinchiudeva
l'imputato finché non confessava. |
Se
l'imputato, trascorsi una decina di minuti, non ammetteva la sua
colpevolezza nonostante le torture subite, veniva prosciolto da
ogni accusa e dichiarato innocente.
Il
braccio forte della Chiesa
E' presente a Monte Cerignone, fin dagli albori del millennio un'antica
Chiesa, la Chiesa di Santa Caterina eretta dai Cavalieri dell'Ordine
di Malta. Entrando al suo interno ci si rende subito conto di
non trovarsi dentro una Chiesa comune, i muri perimetrali, ornati
da croci cerchiate di pietra nera incastonate nelle pareti e alternate
regolarmente alle varie rappresentazioni della Via Crucis, danno
la senzazione di trovarsi all'interno di un tempio dove non doveva
celebrarsi semplicemente il rito della Santa Messa, perché
quelle antiche croci sono l'emblema degli "Ospitalieri",
lo stesso simbolo che questi portavano raffigurato sul loro mantello
nero e che significava gloria e onore per coloro che lo difendevano
con orgoglio a spada tratta.

I
Cavalieri di Malta con i loro mantelli neri
Sembra quindi di trovarsi piuttosto dentro ad una sorta di quartier
generale dei membri appartenuti all'Ordine e così il pensiero
torna indietro a quella notte di Natale dell'anno 800 quando Carlo
Magno venne "unto" da papa Leone III e dichiarato imperatore
del Sacro Romano Impero.
In quella stessa occasione i suoi dodici paladini, a capo dei quali
il celeberrimo Rolando, divennero, con un simbolico colpo di spada
che il Re inferse loro sulla spalla, i primi cavalieri che la storia
ricordi.
Situazioni simili devono essersi ripetute anche dentro questa Chiesa
che mantiene vivo dunque il ricordo dell'Ordine dei Cavalieri di
Malta, istituito nel lontano anno 1099.
Questi uomini di valore e di coraggio si riunirono dapprincipio
in una confraternita religiosa con lo scopo di curare e ospitare
i pellegrini cristiani a Gerusalemme appena conquistata dai crociati
(da qui l'appellativo di "Ospitalieri"), nel giro di una
ventina d'anni però l'Ordine si trasformò in un'organizzazione
di monaci guerrieri per far argine alla pressione saracena. Ci riuscirono
combattendo per quasi due secoli, con vittorie leggendarie e sanguinose
sconfitte: per un mese nel 1190 a San Giovanni d'Acri, tennero testa,
in poche centinaia, a centosessantamila saraceni; a Rodi (nel 1522)
in trecento si opposero per sei mesi a duecentomila uomini di Solimano
II e quando desistettero i turchi resero loro l'onore delle armi.
Nel 1530 i Cavalieri ebbero in dono da Carlo V l'isola di Malta
trasformandola in una roccaforte inespugnabile.
Oggigiorno l'Ordine dei cavalieri di Malta ha sede a Roma ed ha
una personalità giuridica internazionale: i cavalieri hanno
passaporti autonomi, una targa automobilistica "nazionale"
(SmoM, Sovrano Militare Ordine di Malta) e il loro gran maestro
è considerato un capo di stato.
Altri
ordini cavallereschi:
- cavalieri
teutonici (detti anche crociati del gelo - ordine fondato a Gerusalemme
nel 1128, soppresso da papa Clemente V nel 1312)
- templari
(i monaci guerrieri - ordine fondato nel 1119 da San Bernardo
e ancora formalmente esistente)
- della
giarrettiera (Inghilterra, 1344)
- della
Sacra Ampolla (Francia, 1499)
- del
Collare (Savoia, 1362)
- di
Calatrava (Castiglia,1158)

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I
templari |
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